C’è una frase che il Dr. Di Stefano ripete spesso quando si parla di trattamenti antiage: “Ogni pelle ha la sua memoria. E ogni ruga racconta un’abitudine, un’esposizione, una mancanza.” Non esiste quindi un unico siero miracoloso, ma una varietà di formule pensate per dialogare con le caratteristiche individuali della pelle. A partire da una distinzione spesso trascurata: non tutte le rughe si comportano allo stesso modo.

Secondo il medico, è necessario osservare attentamente la pelle prima di intervenire. “Le rughe d’espressione, ad esempio, si formano per la contrazione ripetuta dei muscoli mimici. Quelle da disidratazione hanno una struttura più superficiale e rispondono bene a sieri idratanti, mentre le rughe statiche sono legate alla perdita di tono e alla riorganizzazione del collagene”.

Da questa consapevolezza deriva la necessità di scegliere con attenzione la tipologia di siero da applicare.

Acido ialuronico: quando l’idratazione è un’urgenza

Il primo ingrediente di cui parla è l’acido ialuronico. E non potrebbe essere altrimenti. “Lo consiglio a quasi tutti i miei pazienti, ma ne esistono diverse forme.  Alcuni sieri, ad esempio, sfruttano una miscela di acidi ialuronici a basso e medio peso molecolare: questo consente un’azione combinata tra superficie ed epiderma profondo”.

In sostanza, mentre una parte resta in superficie, creando un film protettivo che trattiene l’acqua, l’altra penetra più a fondo stimolando un leggero riempimento dei volumi cutanei.

Non serve abusarne, spiega il medico, e va usato su pelle leggermente umida per favorire l’assorbimento. “Ma attenzione a non considerarlo un idratante completo. Ha bisogno di essere seguito da una crema o da un olio leggero che sigilli l’idratazione”.

L’effetto che si ottiene, se ben integrato nella routine, è una pelle più compatta, con un miglioramento graduale delle piccole linee.

Niacinamide: quando il sebo va tenuto sotto controllo

Per chi ha una pelle mista o grassa, invece, il consiglio è diverso. “Spesso si sbaglia nel pensare che la pelle grassa non abbia bisogno di trattamenti antiage. Al contrario, è proprio qui che possono comparire segni irregolari, pori dilatati, macchie post-infiammatorie. Il siero giusto, in questo caso, è a base di niacinamide”.

Questa forma attiva della vitamina B3 ha una capacità straordinaria di regolare la produzione di sebo, migliorare la grana della pelle e ridurre la visibilità dei pori. Ma soprattutto, ha un effetto lenitivo e rinforzante sulla barriera cutanea.

Il Dr. Di Stefano predilige le formulazioni con concentrazioni intorno al 5%, perché ben tollerate anche dalle pelli sensibili. “Va applicata mattina e sera, su pelle asciutta, e può essere associata ad acido ialuronico per mantenere l’elasticità cutanea senza ungere”.

Bava di lumaca: rigenerazione continua

Tra i sieri più richiesti, negli ultimi tempi, sono particolarmente apprezzati quelli a base di bava di lumaca. “C’è stata molta diffidenza inizialmente. Oggi però è evidente quanto questo ingrediente, naturale ma estremamente attivo, sia valido per contrastare l’invecchiamento”. Le ragioni? Una miscela naturale di allantoina, acido glicolico, collagene, elastina e vitamine A, C, E.

Quello che il Dr. Di Stefano ama di questo ingrediente è la sua capacità di lavorare a più livelli. “Stimola la rigenerazione cellulare, migliora l’elasticità della pelle e aiuta anche a ridurre discromie e cicatrici superficiali”. È particolarmente adatto per pelli che hanno subito stress, cambiamenti ormonali o esposizioni ambientali prolungate, ed oggi fà ormai parte della routine cosmetica antiaging quotidiana dell’uomo (DCderma siero booster antiaging emme).

L’estratto di fico d’India siciliano: un attivo mediterraneo da riscoprire

Il dermatologo si sofferma poi su un ingrediente meno conosciuto ma che, grazie all’uso sapiente della biotecnologia, sta vivendo una nuova primavera: il fico d’India. Non il frutto, ma il gel contenuto nelle pale della pianta. “Parliamo di una sostanza che ha proprietà idratanti, antiossidanti e lenitive davvero notevoli”, spiega.

Il processo di bioliquefazione molecolare consente di ottenere un attivo purissimo e stabile, perfetto per le formulazioni cosmeceutiche. “È ideale per chi ha la pelle sottile, sensibile, soggetta a rossori o che reagisce male ai cambi di stagione. In più, contribuisce a rinforzare le difese della pelle e favorisce il recupero nei momenti in cui è particolarmente affaticata”.

Estratto di foglie d’olivo: la difesa invisibile

Tra gli attivi naturali di origine mediterranea, quello ottenuto dalle foglie d’ulivo è, per il dermatologo, un piccolo gioiello spesso sottovalutato. “L’oleuropeina è un composto potentissimo. Lavora come scudo antiossidante contro gli agenti esterni e, nel tempo, rafforza il tono della pelle”.

I sieri che lo contengono sono pensati per chi vive in ambienti urbani, esposti a smog e inquinamento. “La pelle si stanca anche se non ce ne accorgiamo. Per questo suggerisco sieri antiossidanti come questo, anche a chi ha meno di 40 anni. La prevenzione non è mai precoce quando si parla di ossidazione cellulare”.

Il valore dei sieri cosmeceutici

La vera rivoluzione, secondo il medico, si gioca nella qualità della formulazione. “Quando si parla di cosmeceutici, si intende una cosmetica che fa ricorso a sostanze attive in concentrazioni tali da avere un effetto visibile e duraturo. Non bastano belle confezioni o ingredienti di moda: serve rigore scientifico”.

I sieri cosmeceutici, spiega, non sono da usare in modo generico. Ogni pelle va valutata, e la sequenza di attivi deve essere calibrata. “Una pelle con rughe marcate può beneficiare di un siero all’acido glicolico da usare a cicli, seguito da uno più lenitivo. Una pelle giovane, invece, potrà mantenersi tonica con l’acido ialuronico, alternato a sieri contenenti vitamina C o niacinamide”.

Personalizzazione e costanza: due regole da non ignorare

Chi si aspetta risultati dopo due applicazioni resta deluso. “La pelle segue un turnover costante, ma lento. Un siero ben scelto dà i primi risultati visibili dopo 4-6 settimane. Serve pazienza e precisione”.

Il consiglio del Dr. Di Stefano è di creare una routine semplice, sostenibile e adatta alla propria pelle, evitando l’effetto “beauty overload” che spesso confonde più che aiutare.

Curare la pelle significa conoscerla

Se c’è una frase che riassume il pensiero del medico è questa: “Ogni pelle merita di essere capita, prima che trattata.”

L’antiage efficace non è una corsa contro il tempo, ma un gesto quotidiano fatto con criterio. E i sieri, se scelti con consapevolezza, sono strumenti preziosi che possono davvero migliorare la qualità della pelle nel tempo.